Il 27 settembre 1992 vedeva la luce US, il sesto album in studio da solista di Peter Gabriel. A sei anni di distanza dal clamoroso successo planetario di So (1986), Gabriel non cercò la replica rassicurante delle formule pop-funk di Sledgehammer, ma firmò la sua opera più viscerale, autobiografica e complessa sul piano produttivo.
US è un viaggio dentro le fratture delle relazioni umane, il dolore del divorzio, la terapia di gruppo e l’esplorazione dell’ombra junghiana, incorniciato da un’architettura sonora dove la tecnologia digitale più avanzata dell’epoca e le tradizioni acustiche di quattro continenti si fondono senza alcuna soluzione di continuità.

Peter-Gabriel-Us-Album-Cover.
La realizzazione di US ha richiesto quasi tre anni di lavoro (da ottobre 1989 a giugno 1992) ed è stata condotta principalmente nei Real World Studios a Box, nel Wiltshire. La produzione, firmata da Peter Gabriel e Daniel Lanois con la regia tecnica dell’ingegnere del suono David Bottrill, rappresenta una pietra miliare nell’uso dello studio di registrazione come vero e proprio strumento compositivo.
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│ ARCHITETTURA SONORA DI "US" │
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│ [ TRADIZIONE ORGANICA ] [ INNOVAZIONE DIGITALE ] │
│ - Percussioni Sabar & Tama - Campionatori Akai S1000 / Fairlight│
│ - Duduk Armeno (Minassian) - Sintesi Additiva / Ensoniq VFX │
│ - Flauto Ney Turco (Erguner) - Hard-Disk Recording / Editing │
│ - Chapman Stick / Basso Levin - Layering e Processamento Lanois │
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A differenza di So, dove i solchi ritmici erano guidati da strutture pop definite, in US la sezione ritmica è una trama pulsante di poliritmi. Gabriel e Bottrill hanno sovrapposto la batteria elettronica e acustica di Manu Katché con sezioni di percussioni africane e mediorientali:
I rullanti e i tamburi Sabar dei Babacar Faye Drummers.
I tama (talking drums) di Assane Thiam.
I loop di Doudou N’Diaye Rose e i ritmi egiziani al tabla ed ebraico-marocchini al surdo di Hossam Ramzy.
Daniel Lanois ha portato il suo marchio di fabbrica: l’uso dell’ambiente naturale, il “texture padding” mediante riverberi a piastra, eco a nastro e l’elaborazione armonica pitch-shifted via Eventide H3000. Le voci di Gabriel sono state registrate con microfoni valvolari (spesso un Neumann U47 o un Sony C800G) privi di barriere acustiche rigide per catturare il respiro intimo e l’escursione dinamica senza filtro.
L’apertura dell’album è un grido disperato sulla difficoltà di comunicazione. Si apre con le cornamuse scozzesi di Chris Ormston e il pattern di tamburi Sabar del Senegal. Il contrasto tra la voce graffiante di Gabriel e le armonie eteree di Sinéad O’Connor, affiancate dai canti liturgici del Dmitri Pokrovsky Ensemble, crea una tensione spirituale ed emotiva indimenticabile.
Uno dei brani più intimi e vulnerabili del disco. Il loop ritmico, programmato da William Orbit, si intreccia con il violino a due manici di L. Shankar e le tastiere atmosferiche di Brian Eno. Il basso di Tony Levin ancora la traccia mentre Gabriel esplora la paura dell’abbandono.
Ballata d’ispirazione epica sul dualismo maschile/femminile. Il timbro struggente del duduk armeno suonato da Lévon Minassian introduce un’atmosfera senza tempo, arricchita nel finale dai contro-canti di Sinéad O’Connor.
Erede spirituale di Sledgehammer, Steam spinge sull’energia funk con la chitarra rhythm & blues di Leo Nocentelli (dei Meters) e una sezione fiati arrangiata da Daniel Lanois e Gabriel. Sotto il ritmo incalzante si nasconde un testo sull’attrazione fisica che tenta di superare le barriere intellettuali.
Brano di rara raffinatezza sonora, guidato dal flauto ney del maestro turco Kudsi Erguner e dal canto evocativo dell’artista keniota Ayub Ogada. Mette in discussione la divisione tra “noi” e “loro” in un mondo post-Muro di Berlino.
Un gospel-soul orchestrale privo di percussioni invasive, basato sul pianoforte e sul violoncello di Caroline Lavelle. Rappresenta il momento di pura catarsi e purificazione spirituale del disco.
Il primo singolo estratto. Un funky industriale aggressivo incentrato sul processo psicoterapeutico dell’esplorazione dei propri lati oscuri (“Scavare nello sporco per trovare le radici”). L’esplosione dinamica del ritornello sfrutta distorsioni e sovraincisioni vocali con la partecipazione storica di Peter Hammill e Richard Macphail ai cori.
Ispirato alle Pinturas negras di Francisco Goya, è il pezzo più sperimentale dell’album. Vede la partecipazione straordinaria di John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso, surdo e tastiere, immerso in un paesaggio sonoro quasi sciamanico.
Rielaborazione blues-rock del mito del principe ranocchio, ricca di carica erotica. Presenta un campionamento percussivo curato dall’Adzido Pan African Dance Ensemble e armoniche a bocca elaborate digitalmente.
Il capolavoro conclusivo dell’album. Un’imponente cavalcata di oltre sette minuti che sintetizza tutti gli elementi del disco: le chitarre a 12 corde di David Rhodes, le percussioni africane, il basso pulsante di Levin e gli arrangiamenti sinfonici di Malcolm Burn. Il brano descrive il crollo definitivo di una casa d’infanzia e di un amore, chiudendo l’album su una nota di dolorosa accettazione.
Nati nel 1987 da un’idea rivoluzionaria di Peter Gabriel e progettati dallo studio d’architettura Feilden Clegg Bradley Studios, i Real World Studios di Box (Wiltshire) rappresentano il cuore pulsante e l’anima tecnologica di US.

I Real World Studios di Peter Gabriel immersi nell’acqua a Box Wiltshire
Gabriel voleva abbattere le barriere tradizionali della registrazione:
La Big Room: Una sala di oltre 200 metri quadrati senza la classica parete divisoria in vetro tra la regia e l’area di esecuzione. Musicisti e ingegneri del suono lavorano nello stesso ambiente, favorendo la comunicazione diretta e la spontaneità collettiva.
L’Elemento Naturale: Lo studio è situato all’interno di un antico mulino ad acqua del XIX secolo. Grandi vetrate a tutta altezza si affacciano direttamente sul fiume e sul laghetto circostante, lasciando che la luce naturale e l’acqua diventino parte dell’esperienza creativa.
Piattaforma Multiculturale: È qui che si sono tenute le celebri Recording Weeks di WOMAD, durante le quali centinaia di musicisti da ogni angolo del pianeta si sono incontrati per jam session e collaborazioni che sono poi confluiti direttamente in tracce come Come Talk to Me, Only Us e Fourteen Black Paintings.
| Ruolo | Contributori |
| Produzione | Peter Gabriel, Daniel Lanois |
| Ingegneria del Suono e Missaggio | David Bottrill (Ingegnere principale e editing digitale), Richard Blair, Richard Evans |
| Voce principale, Tastiere, Programmazione | Peter Gabriel |
| Bassi e Chapman Stick | Tony Levin (tracce 1–7, 10), John Paul Jones (traccia 8) |
| Chitarre | David Rhodes (tracce 1–5, 7–10), Daniel Lanois, Bill Dillon, Leo Nocentelli, Gus Isidore |
| Batteria e Percussioni | Manu Katché, The Babacar Faye Drummers, Doudou N’Diaye Rose, Hossam Ramzy, Assane Thiam, Babacar Faye, Manny Elias |
| Ospiti Vocali | Sinéad O’Connor, Ayub Ogada, Peter Hammill, Richard Macphail, Dmitri Pokrovsky Ensemble, Marilyn McFarlane |
| Strumenti Solisti Tradizionali | L. Shankar (Violino), Lévon Minassian (Duduk), Kudsi Erguner (Ney), Chris Ormston (Cornamusa) |
| Sezione Fiati e Archi | Mark Rivera, Tim Green, Reggie Houston, Renard Poché, Wayne Jackson, Caroline Lavelle (Violoncello) |
| Programmazione Addizionale | William Orbit, Brian Eno, Malcolm Burn |
| Fotografia e Design | David Scheinmann (Foto di copertina), Malcolm Garrett (Sleeve Design) |
L’Arte Visiva Dedicata: Per ogni singola traccia dell’album, Peter Gabriel ha commissionato un’opera d’arte contemporanea ad artisti di fama internazionale. Tra questi: Rebecca Horn (Kiss That Frog), Andy Goldsworthy (Washing of the Water), Zush (Digging in the Dirt), David Hiscock (Come Talk to Me) e Finbar Kelly (Blood of Eden).
L’Incontro a Santiago del Cile: L’invito a Sinéad O’Connor nacque nell’ottobre del 1990 durante il concerto benefico di Amnesty International a Santiago del Cile. Gabriel rimase folgorato dalla sua presenza scenica e la invitò ai Real World Studios.
Rivoluzione Multimediale (Xplora1): Poco dopo l’uscita dell’album, Gabriel sviluppò Xplora1: Peter Gabriel’s Secret World, uno dei primissimi CD-ROM interattivi per PC e Mac, che permetteva agli utenti di esplorare i Real World Studios, remixare i brani di US e navigare tra le opere d’arte commissionate.
Il Secret World Tour: La tournée mondiale che seguì l’uscita dell’album fu concepita insieme al regista teatrale canadese Robert Lepage. Il palco era composto da due strutture distinte — una quadrata (rappresentante la città e l’elemento maschile) e una circolare (rappresentante la natura e l’elemento femminile) — collegate da un nastro trasportatore mobile.